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DISBANDED (2008)

L’Onda pentagrammatica dei “TheYouAre” ci travolge sorprendendoci assorti nell’entusiasmo sillogistico di un’ipotesi epifanica non più peregrina delle teorie evoluzionistiche. Assodata la natura ondulatoria del suono e l’ontologica affinità antropica, è lecito presumere la solidità acustica. Ecco dunque farsi largo la speranza di poter essere noi stessi rappresentazione tridimensionale di effetti uditivi generati in altri contesti. Scelte di vita a guisa di modulazioni; errori in serie per refrain fischiettati in altri mondi.

Ascoltando “Charlotte” si appalesa la necessità parentale della mitica “Children of the sun” con le sue inconsapevoli aperture prog. Genealogia musicale con fermo immagine di progetti futuribili. La diatriba circa l’autarchia creativa, l’interrogarsi se la musica debba essere immaginata nota per nota, se debba essere solo quella concepita nelle “circonvoluzioni” e invecchiata nei “lobi” a barrique, finalmente trova il suo coerente epilogo in questa continuità spazio-temporale propria della molteplicità degli stati dell’essere.
Ancora, in “For Tomorrow”, tracce di Cure, Television e un pizzico di neorealismo Pavement, come il repentino effluvio di iodio, in assolato centro direzionale, alias casuale miscela di nocive componenti chimiche, per un’illuminazione retroattiva in chi scrive (effluvio elettrico).

“Girls Can’t Dance”, poi, con il trionfo di batteria e l’ironia vagamente irrancidita del Rocky Horror Show suggerisce come la morfogenesi di queste tracce sia il giusto compromesso fra l’intuizione primigenia e la reazione femminina dello strumento.
In “Fancy’s behaves so strange”, appunto, il medesimo approccio dei fratelli Davies e uno slogan proclamato in stile Audience; quindi “Trouba Dores is dead” e “Aperol and Martini” fra incipit alla Ian Curtis e riff vagamente mod.

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TROUBA DORES IS DEAD EP (2006)

 Trouba Dores è una donna immaginaria il cui nome deriva dalla storpiamento della parola inglese troubadour che sta per l’italiano trovatore ma anche, in campo musicale, ad indicare musicisti come Bob Dylan o Leonard Cohen, menestrelli armati solo della loro chitarra e della loro voce che fondono strofe e storie in una miscela altamente poetica e ricca di retorica.

La morte di Trouba Dores richiama in una similitudine la scomparsa dell’idea romantica della vita, idea sopraffatta da odi, egoismi personali, droga, esasperazione del sesso oggetto e dei soldi, il tutto con la pessima colonna sonora ogni giorno proposta da radio e tv. I temi trattati sono osservati con leggerezza e passati in una centrifuga ironica senza posizioni di giudizio ma descrivendo la realtà per quella che è.